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Yayati sale al terzo cielo 86

SAMBHAVA PARVA
(Il libro delle nascite)

SEZIONE 86
Yayati sale al terzo cielo

Nahusha è il “serpente antico”, la stella Thuban della costellazione del Drago, nel mito diviene Indra il re dei Sura, colui che siede nel punto più alto del “terzo cielo” (sulla cima del monte Meru). Dopo aver tentato la donna ed essere stato cacciato dal cielo, nella forma di un serpente viene esiliato per 10000 anni sulla Terra e Yayati prende il suo posto. Questo antico mito per qualche ragione è entrato nella Bibbia, con la storia del serpente tentatore, ma anche con quella di Lucifero che voleva salire sul monte del settentrione (il monte Meru) e sedersi sul trono di Dio (Isaia 14:12-13 CEI74). Qui abbiamo una differente versione del mito, sulla Terra Yayati è re, per via di una maledizione invecchia, riacquista la giovinezza attraverso il figlio minore, dopo 1000 anni ritorna vecchio, sale al “terzo cielo” (dimora di Indra) per poi scendere al “secondo cielo” e di nuovo risalire. Anche se in modo meno esplicito siamo di fronte a una storia che illustra il cambio di stella Polare.
Il “cielo superiore” è quello che sta a nord (dimora dei Sura), il “cielo mediano” è quello che sta al centro, sopra l’equatore, mentre il “cielo inferiore” è quello che sta a sud (dimora degli Asura). Da questo mito derivano i “tre luoghi” (paradiso, mondo degli uomini e inferno) e le storie di angeli, di uomini e di demoni di molte religioni.

वैशंपायन उवाच ।
एवं स नाहुषॊ राजा ययातिः पुत्रम ईप्सितम ।
राज्ये ऽभिषिच्य मुदितॊ वानप्रस्थॊ ऽभवन मुनिः ॥१॥
vaiśaṁpāyana uvāca |
evaṃ sa nāhuṣo rājā yayātiḥ putram īpsitam |
rājye ‘bhiṣicya mudito vānaprastho ‘bhavan muniḥ ||1||

Vaishampayana disse: “Così dunque il re Yayati, il figlio di Nahusha, consacrato sul trono il figlio che desiderava, felice divenne un muni, un asceta della foresta.

उषित्वा च वनेवासं बराह्मणैः सह संश्रितः ।
फलमूलाशनॊ दान्तॊ यथा सवर्गम इतॊ गतः ॥२॥
uṣitvā ca vanevāsaṃ brāhmaṇaiḥ saha saṃśritaḥ |
phalamūlāśano dānto yathā svargam ito gataḥ ||2||

E stabilita la dimora nella selva, assieme ai brahmana, mangiando frutti e radici, e paziente, e da qui in cielo saliva.

स गतः सुरवासं तं निवसन मुदितः सुखम ।
कालस्य नातिमहतः पुनः शक्रेण पातितः ॥३॥
sa gataḥ suravāsaṃ taṃ nivasan muditaḥ sukham |
kālasya nātimahataḥ punaḥ śakreṇa pātitaḥ ||3||

Egli andava nella dimora dei Sura e vi soggiornava felice e contento, e dopo non molto tempo di nuovo precipitato da Shakra.

निपतन परच्युतः सवर्गाद अप्राप्तॊ मेदिनी तलम ।
सथित आसीद अन्तरिक्षे स तदेति शरुतं मया ॥४॥
nipatan pracyutaḥ svargād aprāpto medinī talam |
sthita āsīd antarikṣe sa tadeti śrutaṃ mayā ||4||

Caduto giù privato del cielo superiore, non raggiungeva la faccia della Terra, ma restava fermo nel cielo mediano, così io ho udito.

तत एव पुनश चापि गतः सवर्गम इति शरुतिः ।
राज्ञा वसुमता सार्धम अष्टकेन च वीर्यवान ।
परतर्दनेन शिबिना समेत्य किल संसदि ॥५॥
tata eva punaś cāpi gataḥ svargam iti śrutiḥ |
rājñā vasumatā sārdham aṣṭakena ca vīryavān |
pratardanena śibinā sametya kila saṃsadi ||5||

E di nuovo da lì raggiungeva il cielo superiore, così si dice, quel valoroso, assieme al re Vasumat e ad Ashthaka, aggiungendosi all’assemblea di Pratardana e di Shibi.”

जनमेजय उवाच ।
कर्मणा केन स दिवं पुनः पराप्तॊ महीपतिः ।
सर्वम एतद अशेषेण शरॊतुम इच्छामि तत्त्वतः ।
कथ्यमानं तवया विप्र विप्रर्षिगणसंनिधौ ॥६॥
janamejaya uvāca |
karmaṇā kena sa divaṃ punaḥ prāpto mahīpatiḥ |
sarvam etad aśeṣeṇa śrotum icchāmi tattvataḥ |
kathyamānaṃ tvayā vipra viprarṣigaṇasaṃnidhau ||6||

Janamejaya disse: “con quale impresa il sovrano ottenne di nuovo il cielo? Tutto questo interamente e secondo verità io desidero ascoltare, raccontato da te o savio, in quest’assemblea di schiere di brahmarishi.

देवराजसमॊ हय आसीद ययातिः पृथिवीपतिः ।
वर्धनः कुरुवंशस्य विभावसु समद्युतिः ॥७॥
devarājasamo hy āsīd yayātiḥ pṛthivīpatiḥ |
vardhanaḥ kuruvaṃśasya vibhāvasu samadyutiḥ ||7||

Pari al devaraja era quel signore della Terra, Yayati che accrebbe la stirpe dei Kuru, con lo stesso splendore del Sole.

तस्य विस्तीर्णयशसः सत्यकीर्तेर महात्मनः ।
चरितं शरॊतुम इच्छामि दिवि चेह च सर्वशः ॥८॥
tasya vistīrṇayaśasaḥ satyakīrter mahātmanaḥ |
caritaṃ śrotum icchāmi divi ceha ca sarvaśaḥ ||8||

Di quel mahatma, dalla grande gloria e dalla sincera fama, le imprese io desidero udire, completamente sia in cielo che quaggiù.”

वैशंपायन उवाच ।
हन्त ते कथयिष्यामि ययातेर उत्तरां कथाम ।
दिवि चेह च पुण्यार्थां सर्वपापप्रणाशिनीम ॥९॥
vaiśaṁpāyana uvāca |
hanta te kathayiṣyāmi yayāter uttarāṃ kathām |
divi ceha ca puṇyārthāṃ sarvapāpapraṇāśinīm ||9||

Vaishampayana disse: “Dunque io racconterò l’ulteriore storia di Yayati, in cielo e quaggiù, che è mezzo di purezza e che libera da ogni male.

ययातिर नाहुषॊ राजा पूरुं पुत्रं कनीयसम ।
राज्ये ऽभिषिच्य मुदितः परवव्राज वनं तदा ॥१०॥
yayātir nāhuṣo rājā pūruṃ putraṃ kanīyasam |
rājye ‘bhiṣicya muditaḥ pravavrāja vanaṃ tadā ||10||

Il re Yayati, figlio di Nahusha, consacrato sul trono il figlio più giovane Puru, allora felice se ne andava nella foresta.

अन्तेषु स विनिक्षिप्य पुत्रान यदुपुरॊगमान ।
फलमूलाशनॊ राजा वने संन्यवसच चिरम ॥११॥
anteṣu sa vinikṣipya putrān yadupurogamān |
phalamūlāśano rājā vane saṃnyavasac ciram ||11||

Dopo aver cacciato dai confini i figli a cominciare da Yadu, il re nutrendosi di frutti e radici, nella foresta a lungo viveva.

संशितात्मा जितक्रॊधस तर्पयन पितृदेवताः ।
अग्नींश च विधिवज जुह्वन वानप्रस्थविधानतः ॥१२॥
saṃśitātmā jitakrodhas tarpayan pitṛdevatāḥ |
agnīṃś ca vidhivaj juhvan vānaprasthavidhānataḥ ||12||

Raffermata l’anima, vinta l’ira, soddisfacendo i Pitri e i Deva, e sacrificando al fuoco rettamente secondo la regola degli asceti della foresta.

अतिथीन पूजयाम आस वन्येन हविषा विभुः ।
शिलॊञ्छ वृत्तिम आस्थाय शेषान्न कृतभॊजनः ॥१३॥
atithīn pūjayām āsa vanyena haviṣā vibhuḥ |
śiloñcha vṛttim āsthāya śeṣānna kṛtabhojanaḥ ||13||

Gli ospiti onorava quel luminoso, con piante selvatiche e burro chiarificato, usando la spigolatura dei raccolti e nutrendosi degli avanzi.

पूर्णं वर्षसहस्रं स एवंवृत्तिर अभून नृपः ।
अब्भक्षः शरदस तरिंशद आसीन नियतवान मनाः ॥१४॥
pūrṇaṃ varṣasahasraṃ sa evaṃvṛttir abhūn nṛpaḥ |
abbhakṣaḥ śaradas triṃśad āsīn niyatavān manāḥ ||14||

Per mille anni il sovrano agiva in questo modo, per trent’anni frenando mente, parola e vivendo solo d’acqua rimase.

ततश च वायुभक्षॊ ऽभूत संवत्सरम अतन्द्रितः ।
पञ्चाग्निमध्ये च तपस तेपे संवत्सरं नृपः ॥१५॥
tataś ca vāyubhakṣo ‘bhūt saṃvatsaram atandritaḥ |
pañcāgnimadhye ca tapas tepe saṃvatsaraṃ nṛpaḥ ||15||

Quindi nutrendosi d’aria stava senza dormire per un intero anno, e per un altro anno il sovrano praticava il tapas dei cinque fuochi.

एकपादस्थितश चासीत षण मासान अनिलाशनः ।
पुण्यकीर्तिस ततः सवर्गं जगामावृत्य रॊदसी ॥१६॥
ekapādasthitaś cāsīt ṣaṇ māsān anilāśanaḥ |
puṇyakīrtis tataḥ svargaṃ jagāmāvṛtya rodasī ||16||

Per sei mesi, nutrendosi d’aria stava su un piede solo, di buona fama avendo allora coperto cielo e Terra, raggiungeva il cielo superiore.

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