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Samjivani la magia della resurrezione 76

SAMBHAVA PARVA
(Il libro delle nascite)

SEZIONE 76
Samjivani la magia della resurrezione

Nella sezione precedente si alludeva al cambio di stella Polare poi convertito nel culto di Indra da cui deriva la figura di Lucifero rappresentato da Nahusha (la stella Thuban) l’antico serpente. Qui si allude all’eterna lotta tra i Sura e gli Asura (Adi Parva, sezioni 17 e 18) per il possesso della luce solare poi convertito nella guerra celeste tra le forze della luce e le forze delle tenebre, gli angeli e i demoni di molte religioni, inclusi i tre luoghi (vedi verso 5) quali: mondo superiore (paradiso), dal tropico del Cancro alle estreme latitudini nord, mondo mediano (dimora degli uomini), dal tropico del Cancro al tropico del Capricorno e mondo inferiore (inferno) dal tropico del Capricorno alle estreme latitudini sud e solo per estensione nello spazio. Kaca terminato il compito nel “primo cielo” (a sud), torna a nord nel “terzo cielo” (verso 64).
Il corso del Sole determina le età dei Sura e degli Asura, i sei mesi che il Sole rimane nell’emisfero nord sono detti un giorno per i Sura, i sei mesi che il Sole rimane nell’emisfero sud sono detti una notte per gli Asura. Un giorno e una notte per i Sura e gli Asura corrispondono a un anno per gli umani (manusha).

देवासुरा विषुवति क्षितिजस्थं दिवाकरम् |
पश्यन्त्यन्योऽन्यमेतेषां वामसतये दिनक्षपे ||४७||
devāsurā viṣuvati kṣitijasthaṃ divākaram |
paśyantyanyo nyameteṣāṃ vāmasataye dinakṣape ||47||

I Sura e gli Asura agli equinozi vedono il Sole all’orizzonte, il loro giorno e la loro notte è mutualmente opposta.

मेषादावुदितः सूर्यस्वीन् राशीनुदगुत्तरम् |
सञ्चरन् प्रागहर्मध्यं षूरयेन्मेरुवासिनाम् ||४८||
meṣādāvuditaḥ sūryasvīn rāśīnudaguttaram |
sañcaran prāgaharmadhyaṃ ṣūrayenmeruvāsinām ||48||

Il Sole al primo punto dell’Ariete, attraversando i tre segni che seguono, sale agli abitanti del Meru, completando la prima metà del giorno dei Sura.

कर्कादीन् सञ्चरेस्तद्वह्नः पश्चार्धमेव सः |
तुलादींस्त्रीन्मूगादींश्च तद्वदेव सुरद्विषाम् ||४९||
karkādīn sañcarestadvahnaḥ paścārdhameva saḥ |
tulādīṃstrīnmūgādīṃśca tadvadeva suradviṣām ||49||

Passando dal Cancro e gli altri completa la seconda metà del giorno. Nello stesso modo passando tre segni Bilancia, etc. e gli altri tre, etc. completa la notte.

अतो दिनक्षपे तेषामन्योन्यं हि विपर्ययात् |
अहोरात्रप्रमाणं च भानोर्भगणपूरणात् ||५०||
ato dinakṣape teṣāmanyonyaṃ hi viparyayāt |
ahorātrapramāṇaṃ ca bhānorbhagaṇapūraṇāt ||50||

Quindi il loro giorno e notte sono reciprocamente opposti, e la lunghezza del giorno e della notte è dovuta al completamento di una rivoluzione del Sole.

दिनक्षपार्धमेतेषामयनान्ते विपर्ययात् |
उपर्याक्ष्णानमन्योन्यं कल्पयन्ति सुरासुराः ||५१||
dinakṣapārdhameteṣāmayanānte viparyayāt |
uparyākṣṇānamanyonyaṃ kalpayanti surāsurāḥ ||51||

Il loro mezzogiorno e la loro mezzanotte (avvengono) in maniera opposta, alla fine di mezza rivoluzione da solstizio a solstizio. Sia i Sura che gli Asura (a turno) si considerano i primi.

(Surya Siddhanta 12:47-51)

Prima viene l’astronomia poi il mito che la illustra, non può essere altrimenti.

Da una parte abbiamo Brihashpati (Giove) maestro dei Sura e dall’altra abbiamo Shukra (Venere) maestro degli Asura che li guidano in battaglia, oltre alle armi la magia è sempre usata, Samjivani è una “maya”, un incantesimo.

जनमेजय उवाच ।
ययातिः पूर्वकॊ ऽसमाकं दशमॊ यः परजापतेः ।
कथं स शुक्रतनयां लेभे परमदुर्लभाम ॥१॥
janamejaya uvāca |
yayātiḥ pūrvako ‘smākaṃ daśamo yaḥ prajāpateḥ |
kathaṃ sa śukratanayāṃ lebhe paramadurlabhām ||1||

Janamejaya disse: “Yayati che fu il decimo di Prajapati1 fu il primo di noi, come ottenne la figlia di Shukra, così difficile da ottenere?

एतद इच्छाम्य अहं शरॊतुं विस्तरेण दविजॊत्तम ।
आनुपूर्व्या च मे शंस पूरॊर वंशकरान पृथक ॥२॥
etad icchāmy ahaṃ śrotuṃ vistareṇa dvijottama |
ānupūrvyā ca me śaṃsa pūror vaṃśakarān pṛthak ||2||

O migliore dei dvija, questo desidero udire in dettaglio e nel giusto ordine, raccontami di ciascun discendente di Puru.”

वैशंपायन उवाच ।
ययातिर आसीद राजर्षिर देवराजसमद्युतिः ।
तं शुक्रवृष पर्वाणौ वव्राते वै यथा पुरा ॥३॥
vaiśaṁpāyana uvāca |
yayātir āsīd rājarṣir devarājasamadyutiḥ |
taṃ śukravṛṣa parvāṇau vavrāte vai yathā purā ||3||

Vaishampayana disse: “Yayati era un rajarishi splendido come un devaraja, egli un tempo fu scelto come genero da Shukra2 e da Vrishaparvan.

तत ते ऽहं संप्रवक्ष्यामि पृच्छतॊ जनमेजय ।
देवयान्याश च संयॊगं ययातेर नाहुषस्य च ॥४॥
tat te ‘haṃ saṃpravakṣyāmi pṛcchato janamejaya |
devayānyāś ca saṃyogaṃ yayāter nāhuṣasya ca ||4||

O Janamejaya, da te richiesto questo io racconterò, del matrimonio di Devayani e di Yayati figlio di Nahusha.

सुराणाम असुराणां च समजायत वै मिथः ।
ऐश्वर्यं परति संघर्षस तरैलॊक्ये सचराचरे ॥५॥
surāṇām asurāṇāṃ ca samajāyata vai mithaḥ |
aiśvaryaṃ prati saṃgharṣas trailokye sacarācare ||5|

Tra i Sura e gli Asura era sorto una reciproca inimicizia per la sovranità dei tre luoghi3 su tutto ciò che è mobile e immobile.

जिगीषया ततॊ देवा वव्रिर आङ्गिरसं मुनिम ।
पौरॊहित्येन याज्यार्थे काव्यं तूशनसं परे ॥६॥
jigīṣayā tato devā vavrira āṅgirasaṃ munim |
paurohityena yājyārthe kāvyaṃ tūśanasaṃ pare ||6||

Allora i Deva desiderando vincere, scelsero il muni figlio di Angiras come purohita per i sacrifici, e l’altro è Ushana il figlio di Kavi.

बराह्मणौ ताव उभौ नित्यम अन्यॊन्यस्पर्धिनौ भृशम ।
तत्र देवा निजघ्नुर यान दानवान युधि संगतान ॥७॥
brāhmaṇau tāv ubhau nityam anyonyaspardhinau bhṛśam |
tatra devā nijaghnur yān dānavān yudhi saṃgatān ||7||

Entrambi i due brahmana erano da sempre fortemente rivali l’un dell’altro, là dunque i Deva uccidevano i Danava che si riunivano in battaglia.

तान पुनर जीवयाम आस काव्यॊ विद्या बलाश्रयात ।
ततस ते पुनर उत्थाय यॊधयां चक्रिरे सुरान ॥८॥
tān punar jīvayām āsa kāvyo vidyā balāśrayāt |
tatas te punar utthāya yodhayāṃ cakrire surān ||8||

Ma questi di nuovo faceva rivivere il figlio di Kavi usando la forza della conoscenza e questi poi risorti combattevano di nuovo contro i Sura.

असुरास तु निजघ्नुर यान सुरान समरमूर्धनि ।
न तान संजीवयाम आस बृहस्पतिर उदारधीः ॥९॥
asurās tu nijaghnur yān surān samaramūrdhani |
na tān saṃjīvayām āsa bṛhaspatir udāradhīḥ ||9||

Invece i Sura che erano uccisi dagli Asura sul campo di battaglia, questi, il saggio Brihaspati4 non riusciva e far rivivere.

न हि वेद स तां विद्यां यां काव्यॊ वेद वीर्यवान ।
संजीवनीं ततॊ देवा विषादम अगमन परम ॥१०॥
na hi veda sa tāṃ vidyāṃ yāṃ kāvyo veda vīryavān |
saṃjīvanīṃ tato devā viṣādam agaman param ||10||

Egli, infatti, non conosceva il samjivani5 che il valoroso figlio di Kavi conosceva; quindi, i Deva caddero in grande difficoltà.

La storia di Kaca

ते तु देवा भयॊद्विग्नाः काव्याद उशनसस तदा ।
ऊचुः कचम उपागम्य जयेष्ठं पुत्रं बृहस्पतेः ॥११॥
te tu devā bhayodvignāḥ kāvyād uśanasas tadā |
ūcuḥ kacam upāgamya jyeṣṭhaṃ putraṃ bṛhaspateḥ ||11||

I Deva allora mossi dal timore di Ushanas figlio di Kavi, avvicinandosi a Kaca il figlio maggiore di Brihaspati gli dicevano:

भजमानान भजस्वास्मान कुरु नः साह्यम उत्तमम ।
यासौ विद्या निवसति बराह्मणे ऽमिततेजसि ॥१२॥
bhajamānān bhajasvāsmān kuru naḥ sāhyam uttamam |
yāsau vidyā nivasati brāhmaṇe ‘mitatejasi ||12||

“Sii favorevole a noi che ti onoriamo, compi per noi la suprema vittoria, porta quella conoscenza che vive in quel bramana dall’infinito splendore.

रक्षते दानवांस्तत्र न स रक्षत्यदानवान् ।
तमाराधयितुं शक्तो भवान् पूर्ववयाः कविम् ॥१३॥
rakṣate dānavāṃstatra na sa rakṣatyadānavān |
tamārādhayituṃ śakto bhavān pūrvavayāḥ kavim ||13||

Protegge sempre i Danava, ma mai i celesti loro avversari, sei più giovane di lui e sei quindi in grado di servirlo.

देवयानीं च दयितां सुतां तस्य महात्मनः।
त्वमाराधयितं शक्तो नान्यः कश्चन विद्यते ॥१४॥
devayānīṃ ca dayitāṃ sutāṃ tasya mahātmanaḥ |
tvamārādhayitaṃ śakto nānyaḥ kaścana vidyate ||14||

Puoi anche corteggiare Devayani, la figlia di quel mahatma, sei in grado di conciliarli entrambi, nessun altro lo può fare.

शीलदाक्षिण्यमाधुर्यैराचारेण दमेन च ।
देवयान्यां हि तुष्टायां विद्यां तां प्राप्स्यसि ध्रुवम् ॥१५॥
śīladākṣiṇyamādhuryairācāreṇa damena ca |
devayānyāṃ hi tuṣṭāyāṃ vidyāṃ tāṃ prāpsyasi dhruvam ||15||

Essendo stato così indirizzato e omaggiato dai Deva, disse: “Così sia”. Poi andò alla dimora di quel fermo re.

स गत्वा तवरितॊ राजन देवैः संप्रेषितः कचः ।
असुरेन्द्र पुरे शुक्रं दृष्ट्वा वाक्यम उवाच ह ॥१६॥
sa gatvā tvarito rājan devaiḥ saṃpreṣitaḥ kacaḥ |
asurendra pure śukraṃ dṛṣṭvā vākyam uvāca ha ||16||

O re, quindi Kaca, inviato dai Deva velocemente giungeva alla città del re degli Asura e veduto Shukra gli diceva queste parole:

ऋषेर अङ्गिरसः पौत्रं पुत्रं साक्षाद बृहस्पतेः ।
नाम्ना कच इति खयातं शिष्यं गृह्णातु मां भवान ॥१७॥
ṛṣer aṅgirasaḥ pautraṃ putraṃ sākṣād bṛhaspateḥ |
nāmnā kaca iti khyātaṃ śiṣyaṃ gṛhṇātu māṃ bhavān ||17||

“O signore, sono il nipote del rishi Angiras e figlio di Brihaspati, di nome sono chiamato Kaca, prendimi come tuo discepolo.

बरह्मचर्यं चरिष्यामि तवय्य अहं परमं गुरौ ।
अनुमन्यस्व मां बरह्मन सहस्रं परिवत्सरान ॥१८॥
brahmacaryaṃ cariṣyāmi tvayy ahaṃ paramaṃ gurau |
anumanyasva māṃ brahman sahasraṃ parivatsarān ||18||

Il supremo brahmacarya compirò presso di te mio guru, o brahmana, concedimi un periodo di mille anni.”

शुक्र उवाच ।
कच सुस्वागतं ते ऽसतु परतिगृह्णामि ते वचः ।
अर्चयिष्ये ऽहम अर्च्यं तवाम अर्चितॊ ऽसतु बृहस्पतिः ॥१९॥
śukra uvāca |
kaca susvāgataṃ te ‘stu pratigṛhṇāmi te vacaḥ |
arcayiṣye ‘ham arcyaṃ tvām arcito ‘stu bṛhaspatiḥ ||19||

Shukra disse: “O Kaca, che tu sia benvenuto, io accetto le tue parole, io ti renderò onore, e onorando te, onore sia pure a Brihaspati.”

वैशंपायन उवाच ।
कचस तु तं तथेत्य उक्त्वा परतिजग्राह तद वरतम ।
आदिष्टं कवि पुत्रेण शुक्रेणॊशनसा सवयम ॥२०॥
vaiśaṁpāyana uvāca |
kacas tu taṃ tathety uktvā pratijagrāha tad vratam |
ādiṣṭaṃ kavi putreṇa śukreṇośanasā svayam ||20||

Vaishampayana disse: “Kaca, dicendo “Così sia!”, accettava quei voti, assegnati dal figlio di Kavi, da Shukra, da Ushanas in persona.

वरतस्य वरतकालं स यथॊक्तं परत्यगृह्णत ।
आराधयन्न उपाध्यायं देव यानीं च भारत ॥२१॥
vratasya vratakālaṃ sa yathoktaṃ pratyagṛhṇata |
ārādhayann upādhyāyaṃ deva yānīṃ ca bhārata ||21||

O Bharata, egli come promesso, il giusto tempo del voto compiva, compiacendo il maestro e Devayani.

नित्यम आराधयिष्यंस तां युवा यौवनग आमुखे ।
गायन नृत्यन वादयंश च देव यानीम अतॊषयत ॥२२॥
nityam ārādhayiṣyaṃs tāṃ yuvā yauvanaga āmukhe |
gāyan nṛtyan vādayaṃś ca deva yānīm atoṣayat ||22||

Sempre compiacendola, quel giovane nella prima gioventù, danzando, cantando e parlandole soddisfaceva Devayani.

संशीलयन देव यानीं कन्यां संप्राप्तयौवनाम ।
पुष्पैः फलैः परेषणैश च तॊषयाम आस भारत ॥२३॥
saṃśīlayan deva yānīṃ kanyāṃ saṃprāptayauvanām |
puṣpaiḥ phalaiḥ preṣaṇaiś ca toṣayām āsa bhārata ||23||

O Bharata, corteggiando Devayani, vergine appena giunta alla giovinezza, con fiori, e frutti, e servizi la soddisfaceva.

देव यान्य अपि तं विप्रं नियमव्रतचारिणम ।
अनुगायमाना ललना रहः पर्यचरत तदा ॥२४॥
deva yāny api taṃ vipraṃ niyamavratacāriṇam |
anugāyamānā lalanā rahaḥ paryacarat tadā ||24||

E pure Devayani, che a quel savio, che con fermi voti si presentava, rapidamente prese a corteggiare, vezzeggiandolo con canti e giochi.

पञ्चवर्षशतान्य एवं कचस्य चरतॊ वरतम ।
तत्रातीयुर अथॊ बुद्ध्वा दानवास तं ततः कचम ॥२५॥
pañcavarṣaśatāny evaṃ kacasya carato vratam |
tatrātīyur atho buddhvā dānavās taṃ tataḥ kacam ||25||

Così Kaca, mentre era impegnato nel voto, trascorsi cinquecento anni, i Danava passando si accorsero di Kaca.

गा रक्षन्तं वने दृष्ट्वा रहस्य एकम अमर्षिताः ।
जघ्नुर बृहस्पतेर दवेषाद विद्या रक्षार्थम एव च ॥२६॥
gā rakṣantaṃ vane dṛṣṭvā rahasy ekam amarṣitāḥ |
jaghnur bṛhaspater dveṣād vidyā rakṣārtham eva ca ||26||

Agitati, in segreto avendolo visto da solo nella foresta a custodire le vacche, lo uccisero per odio a Brihaspati e anche per salvaguardare la conoscenza.

हत्वा शाला वृकेभ्यश च परायच्छंस तिलशः कृतम ।
ततॊ गावॊ निवृत्तास ता अगॊपाः सवं निवेशनम ॥२७॥
hatvā śālā vṛkebhyaś ca prāyacchaṃs tilaśaḥ kṛtam |
tato gāvo nivṛttās tā agopāḥ svaṃ niveśanam ||27||

E avendolo ucciso, fattolo a pezzi lo gettarono ai cani, quindi le vacche senza custodia tornarono da sole nella propria stalla.

ता दृष्ट्वा रहिता गास तु कचेनाभ्यागता वनात ।
उवाच वचनं काले देव यान्य अथ भारत ॥२८॥
tā dṛṣṭvā rahitā gās tu kacenābhyāgatā vanāt |
uvāca vacanaṃ kāle deva yāny atha bhārata ||28||

O Bharata, vedendo le vacche tornare dalla foresta senza Kaca, Devayani in quel frangente diceva queste parole:

अहुतं चाग्निहॊत्रं ते सूर्यश चास्तं गतः परभॊ ।
अगॊपाश चागता गावः कचस तात न दृश्यते ॥२९॥
ahutaṃ cāgnihotraṃ te sūryaś cāstaṃ gataḥ prabho |
agopāś cāgatā gāvaḥ kacas tāta na dṛśyate ||29||

“O signore, il Sole è giunto al tramonto e l’agnihotra non ancora non è stato offerto, o signore, le vacche sono tornate da sole, o padre, e Kaca non si è visto.

वयक्तं हतॊ मृतॊ वापि कचस तात भविष्यति ।
तं विना न च जीवेयं कचं सत्यं बरवीमि ते ॥३०॥
vyaktaṃ hato mṛto vāpi kacas tāta bhaviṣyati |
taṃ vinā na ca jīveyaṃ kacaṃ satyaṃ bravīmi te ||30||

O padre, certamente Kaca è morto o pure è stato ucciso, io non sono in grado di vivere senza Kaca, questa è la verità.”

शुक्र उवाच ।
अयम एहीति शब्देन मृतं संजीवयाम्य अहम ॥३१॥
śukra uvāca |
ayam ehīti śabdena mṛtaṃ saṃjīvayāmy aham ||31||

Shukra disse: “Questo dunque avvenga, io farò risorgere il morto con una parola.”

वैशंपायन उवाच ।
ततः संजीवनीं विद्यां परयुज्य कचम आह्वयत ।
आहूतः परादुरभवत कचॊ ऽरिष्टॊ ऽथ विद्यया ॥३२॥
vaiśaṁpāyana uvāca
tataḥ saṃjīvanīṃ vidyāṃ prayujya kacam āhvayat |
āhūtaḥ prādurabhavat kaco ‘riṣṭo ‘tha vidyayā ||32||

Vaishaṁpayana disse: “Quindi usando la conoscenza samjivani invocava Kaca, e attraverso quella sapienza invocato, Kaca appariva privo di ferite.

कस्माचिरायितोऽसीति पृष्टस्तामाह भार्गवीम् ।
समिधश्च कुशादीनि काष्ठभारं च भामिनि ॥३३॥
kasmācirāyito’sīti pṛṣṭastāmāha bhārgavīm |
samidhaśca kuśādīni kāṣṭhabhāraṃ ca bhāmini ||33||

Chiesto dalla figlia di Bhargava il motivo del suo ritardo, disse: “Gravato di legno sacrificale e di erba Kusha,

गृहीत्वा श्रमभारा” वटवृक्षं समाश्रितः ।
गावश्च सहिताः सर्वा वृक्षच्छायामुपाश्रिताः ॥३४॥
gṛhītvā śramabhārā” vaṭavṛkṣaṃ samāśritaḥ |
gāvaśca sahitāḥ sarvā vṛkṣacchāyāmupāśritāḥ ||34||

stavo tornando e sentendomi stanco, mi sono seduto sotto un albero Baniano, anche tutte le vacche stavano all’ombra di quell’albero.

असुरास्तत्र मां दृष्ट्वा कस्त्वमित्यभ्यचोदयन् ।
बृहस्पतिसुतश्चाहं कच इत्यभिविश्रुतः ॥३५॥
asurāstatra māṃ dṛṣṭvā kastvamityabhyacodayan |
bṛhaspatisutaścāhaṃ kaca ityabhiviśrutaḥ ||35||

Gli Asura, dopo avermi visto, mi chiesero: “Chi sei?” Questa fu la mia risposta: “Sono Kacha il figlio di Brihaspati”.

इत्युक्तमात्रे मां हत्वा पेषीकृत्वा तु दानवाः ।
दत्त्वा शालावृकेभ्यस्तु सुखं जग्मुः स्वमालयम् ॥३६॥
ityuktamātre māṃ hatvā peṣīkṛtvā tu dānavāḥ |
dattvā śālāvṛkebhyastu sukhaṃ jagmuḥ svamālayam ||36||

Subito dopo aver pronunciato queste parole, quei Danava mi hanno ucciso e dopo aver fatto a pezzi il mio corpo lo hanno dato a sciacalli e volpi, poi gioiosi tornarono a casa.

आहूतो विद्यया भद्रे भार्गवेण महात्मना ।
त्वत्समीपमिहायातः कथंचित् समजीवितः ॥३७॥
āhūto vidyayā bhadre bhārgaveṇa mahātmanā |
tvatsamīpamihāyātaḥ kathaṃcit samajīvitaḥ ||37||

“O amabile, convocato dal mahatma Bhargava, essendo stato resuscitato, in un modo o nell’altro sono tornato.”

हतोऽहमिति चाचख्यौ पृष्टो ब्राह्मणकन्यया ।
स पुनर्देवयान्योक्तः पुष्पाहारो यदृच्छया ॥३८॥
hato’hamiti cācakhyau pṛṣṭo brāhmaṇakanyayā |
sa punardevayānyoktaḥ puṣpāhāro yadṛcchayā ||38||

Così rispondeva alla domanda della figlia del brahmana, poi su richiesta di Devayani, di nuovo usci per cercare fiori.

वनं ययौ कचो विप्रो ददृशुर्दानवाश्च तम् ।
वनं ययौ ततो विप्रो दद्ऋशुर् दानवाश् च तम् ॥३९॥
vanaṃ yayau kaco vipro dadṛśurdānavāśca tam |
vanaṁ yayau tato vipro dadr̥śur dānavāś ca tam ||39||

Il savio si recava nella foresta e lo videro i Danava; quindi, uccisolo per la seconda volta lo bruciarono e ridotto in cenere.

परायच्छन बराह्मणायैव सुरायाम असुरास तदा ।
देव यान्य अथ भूयॊ ऽपि वाक्यं पितरम अब्रवीत ।
पुष्पाहारः परेषणकृत कचस तात न दृश्यते ॥४०॥
prāyacchan brāhmaṇāyaiva surāyām asurās tadā |
deva yāny atha bhūyo ‘pi vākyaṃ pitaram abravīt |
puṣpāhāraḥ preṣaṇakṛt kacas tāta na dṛśyate||40||

Gli Asura lo offrirono nel vino al brahmana, allora Devayani di nuovo al padre diceva queste parole: “O padre, andato in cerca di fiori per mio servizio, Kaca non si vede.”

शुक्र उवाच ।
बृहस्पतेः सुतः पुत्रि कचः परेतगतिं गतः ।
विद्यया जीवितॊ ऽपय एवं हन्यते करवाणि किम ॥४१॥
śukra uvāca |
bṛhaspateḥ sutaḥ putri kacaḥ pretagatiṃ gataḥ |
vidyayā jīvito ‘py evaṃ hanyate karavāṇi kim ||41||

Shukra disse: “Kaca il figlio di Brihaspati è andato al mondo dei morti, con la mia conoscenza l’ho resuscitato, e lui è di nuovo morto che posso fare?

मैवं शुचॊ मा रुद देव यानि;
न तवादृशी मर्त्यम अनुप्रशॊचेत ।
सुराश च विश्वे च जगच च सर्वम;
उपथितां वैकृतिम आनमन्ति ॥४२॥
maivaṃ śuco mā ruda deva yāni;
na tvādṛśī martyam anupraśocet |
surāś ca viśve ca jagac ca sarvam;
upathitāṃ vaikṛtim ānamanti ||42||

O Devayani, non dolerti, non piangere, non è da te compiangere un morto, i Deva, le genti, l’intero creato al cambio avvenuto s’inchinano.”

देवयान्य् उवाच
यस्याङ्गिरा वृद्धतमः पितामहॊ;
बृहस्पतिश चापि पिता तपॊधनः ।
ऋषेः पुत्रं तम अथॊ वापि पौत्रं;
कथं न शॊचेयम अहं न रुद्याम ॥४३॥
devayāny uvāca
yasyāṅgirā vṛddhatamaḥ pitāmaho;
bṛhaspatiś cāpi pitā tapodhanaḥ |
ṛṣeḥ putraṃ tam atho vāpi pautraṃ;
kathaṃ na śoceyam ahaṃ na rudyām ||43||

Devayani disse: “Per lui che ha il venerabilissimo Angiras come nonno, e come padre il ricco in tapas Brihaspati, per quel figlio e nipote di rishi, come posso non dolermi e non piangere?

स बरह्म चारी च तपॊधनश च;
सदॊत्थितः कर्मसु चैव दक्षः ।
कचस्य मार्गं परतिपत्स्ये न भॊक्ष्ये;
परियॊ हि मे तात कचॊ ऽभिरूपः ॥४४॥
sa brahma cārī ca tapodhanaś ca;
sadotthitaḥ karmasu caiva dakṣaḥ |
kacasya mārgaṃ pratipatsye na bhokṣye;
priyo hi me tāta kaco ‘bhirūpaḥ ||44||

O padre, gli è un brahmacari ricco in tapas, sempre attivo e abile nell’agire, io seguirò il sentiero di Kaca, smetterò di nutrirmi, poiché caro mi è il saggio Kaca.”

शुक्र उवाच ।
असंशयं माम असुरा दविषन्ति;
ये मे शिष्यं नागसं सूदयन्ति ।
अब्राह्मणं कर्तुम इच्छन्ति रौद्रास;
ते मां यथा परस्तुतं दानवैर हि ।
अप्य अस्य पापस्य भवेद इहान्तः;
कं बरह्महत्या न दहेद अपीन्द्रम ॥४५॥
śukra uvāca |
asaṃśayaṃ mām asurā dviṣanti;
ye me śiṣyaṃ nāgasaṃ sūdayanti |
abrāhmaṇaṃ kartum icchanti raudrās;
te māṃ yathā prastutaṃ dānavair hi |
apy asya pāpasya bhaved ihāntaḥ;
kaṃ brahmahatyā na dahed apīndram ||45||

Shukra disse: “Senza dubbio gli Asura mi odiano, che uccidono il mio innocente discepolo, quei crudeli vogliono farmi cadere dallo stato di brahmana, in quanto complice dei Danava. Anche di questa colpa sia la fine, forse che uccidendo un brahmana non brucia anche Indra?

वैशंपायन उवाच ।
संचॊदितॊ देव यान्या महर्षिः पुनर आह्वयत ।
संरम्भेणैव काव्यॊ हि बृहस्पतिसुतं कचम ॥४६॥
vaiśaṁpāyana uvāca |
saṃcodito deva yānyā maharṣiḥ punar āhvayat |
saṃrambheṇaiva kāvyo hi bṛhaspatisutaṃ kacam ||46||

Vaishampayana disse: “Pregato da Devayani il grande rishi, figlio di Kavi, di nuovo invocava intensamente Kaca il figlio di Brihaspati.

गुरॊर भीतॊ विद्यया चॊपहूतः;
शनैर वाचं जठरे वयाजगार ।
तम अब्रवीत केन पथॊपनीतॊ;
ममॊदरे तिष्ठसि बरूहि विप्र ॥४७॥
guror bhīto vidyayā copahūtaḥ;
śanair vācaṃ jaṭhare vyājagāra |
tam abravīt kena pathopanīto;
mamodare tiṣṭhasi brūhi vipra ||47||

Temendo per il guru e invocato da quel sapere, piano dallo stomaco egli parlava, e a lui diceva il guru: “Dove ti trovi? Sei nel mio ventre? Rispondi o savio.”

कच उवाच
भवत्प्रसादान न जहाति मां समृतिः;
समरे च सर्वं यच च यथा च वृत्तम ।
न तव एवं सयात तपसॊ वययॊ मे;
ततः कलेशं घॊरम इमं सहामि ॥४८॥
kaca uvāca |
bhavatprasādān na jahāti māṃ smṛtiḥ;
smare ca sarvaṃ yac ca yathā ca vṛttam |
na tv evaṃ syāt tapaso vyayo me;
tataḥ kleśaṃ ghoram imaṃ sahāmi ||48||

Kaca disse: “Da te favorito, non mi abbandona la memoria, e ricordo tutto come accadde, che non sia perduto il mio tapas, solo così io supererò questa terribile sventura.

असुरैः सुरायां भवतॊ ऽसमि दत्तॊ;
हत्वा दग्ध्वा चूर्णयित्वा च काव्य ।
बराह्मीं मायाम आसुरी चैव माया;
तवयि सथिते कथम एवातिवर्तेत ॥४९॥
asuraiḥ surāyāṃ bhavato ‘smi datto;
hatvā dagdhvā cūrṇayitvā ca kāvya |
brāhmīṃ māyām āsurī caiva māyā;
tvayi sthite katham evātivartet ||49||

O figlio di Kavi, dopo che fui ucciso, bruciato e incenerito dagli Asura fui messo nel tuo vino, come può la maya6 degli Asura vincere la maya dei brahmana finché tu sei presente?”

शुक्र उवाच ।
किं ते परियं करवाण्य अद्य वत्से;
वधेन मे जीवितं सयात कचस्य ।
नान्यत्र कुक्षेर मम भेदनेन;
दृश्येत कचॊ मद्गतॊ देव यानि ॥५०॥
śukra uvāca |
kiṃ te priyaṃ karavāṇy adya vatse;
vadhena me jīvitaṃ syāt kacasya |
nānyatra kukṣer mama bhedanena;
dṛśyet kaco madgato deva yāni ||50||

Shukra disse: “Che posso fare ora di buono per te o figlia, con la mia morte può vivere solo Kaca, o Devayani, non può essere altrimenti che squarciando il mio ventre che Kaca può tornare.”

देवयान्य् उवाच ।
दवौ मां शॊकाव अग्निकल्पौ दहेतां;
कचस्य नाशस तव चैवॊपघातः ।
कचस्य नाशे मम नास्ति शर्म;
तवॊपघाते जीवितुं नास्मि शक्ता ॥५१॥
devayāny uvāca |
dvau māṃ śokāv agnikalpau dahetāṃ;
kacasya nāśas tava caivopaghātaḥ |
kacasya nāśe mama nāsti śarma;
tavopaghāte jīvituṃ nāsmi śaktā ||51||

Devayani disse: “Due dolori mi bruciano come fuochi, la perdita di Kaca e anche la tua morte, con la perdita di Kaca io non ho conforto, con la tua morte io non sono in grado di vivere.”

शुक्र उवाच ।
संसिद्ध रूपॊ ऽसि बृहस्पतेः सुत;
यत तवां भक्तं भजते देव यानी ।
विद्याम इमां पराप्नुहि जीवनीं तवं;
न चेद इन्द्रः कच रूपी तवम अद्य ॥५२॥
śukra uvāca |
saṃsiddha rūpo ‘si bṛhaspateḥ suta;
yat tvāṃ bhaktaṃ bhajate deva yānī |
vidyām imāṃ prāpnuhi jīvanīṃ tvaṃ;
na ced indraḥ kaca rūpī tvam adya ||52||

Shukra disse: “O figlio di Brihaspati, Devayani ti offre amore, tu riavrai il tuo aspetto, a meno che tu non sia Indra nella forma di Kaca7, ottieni dunque la mia scienza jivani.

न निवर्तेत पुनर जीवन कश चिद अन्यॊ ममॊदरात ।
बराह्मणं वर्जयित्वैकं तस्माद विद्याम अवाप्नुहि ॥५३॥
na nivartet punar jīvan kaś cid anyo mamodarāt |
brāhmaṇaṃ varjayitvaikaṃ tasmād vidyām avāpnuhi ||53||

A parte un brahmana nessun’altro uscirebbe vivo dal mio ventre, perciò ottieni la mia scienza.

पुत्रॊ भूत्वा भावय भावितॊ माम;
अस्माद देहाद उपनिष्क्रम्य तात ।
समीक्षेथा धर्मवतीम अवेक्षां;
गुरॊः सकाशात पराप्य विद्यां सविद्यः ॥५४॥
putro bhūtvā bhāvaya bhāvito mām;
asmād dehād upaniṣkramya tāta |
samīkṣethā dharmavatīm avekṣāṃ;
guroḥ sakāśāt prāpya vidyāṃ savidyaḥ ||54||

O caro, sei mio figlio, divieni dunque mio creatore, esci dal mio corpo, ascolta con pia attenzione, dal tuo stesso maestro, ottieni la scienza e divieni suo pari.”

वैशंपायन उवाच ।
गुरॊः सकाशात समवाप्य विद्यां;
भित्त्वा कुक्षिं निर्विचक्राम विप्रः ।
कचॊ ऽभिरूपॊ दक्षिणं बराह्मणस्य;
शुक्लात्यये पौर्णमास्याम इवेन्दुः ॥५५॥
vaiśaṁpāyana uvāca |
guroḥ sakāśāt samavāpya vidyāṃ;
bhittvā kukṣiṃ nirvicakrāma vipraḥ |
kaco ‘bhirūpo dakṣiṇaṃ brāhmaṇasya;
śuklātyaye paurṇamāsyām ivenduḥ ||55||

Vaishampayana disse: “Ottenuta quella scienza dal suo stesso guru, lacerando il ventre usciva quel savio, il bel Kaca stava alla destra del brahmana, come la Luna piena nella quindicina chiara.

दृष्ट्वा च तं पतितं बरह्मराशिम;
उत्थापयाम आस मृतं कचॊ ऽपि ।
विद्यां सिद्धां ताम अवाप्याभिवाद्य;
ततः कचस तं गुरुम इत्य उवाच ॥५६॥
dṛṣṭvā ca taṃ patitaṃ brahmarāśim;
utthāpayām āsa mṛtaṃ kaco ‘pi |
vidyāṃ siddhāṃ tām avāpyābhivādya;
tataḥ kacas taṃ gurum ity uvāca ||56||

E veduto a terra quel pozzo di scienza, pure Kaca resuscitava il morto, e ottenuta la divina scienza, inchinandosi al maestro Kaca gli diceva:

ऋतस्य दातारम अनुत्तमस्य;
निधिं निधीनां चतुरन्वयानाम ।
ये नाद्रियन्ते गुरुम अर्चनीयं;
पालाँल लॊकांस ते वरजन्त्य अप्रतिष्ठान ॥५७॥
ṛtasya dātāram anuttamasya;
nidhiṃ nidhīnāṃ caturanvayānām |
ye nādriyante gurum arcanīyaṃ;
pālāṁl lokāṃs te vrajanty apratiṣṭhān ||57||

“Coloro che, il datore della suprema conoscenza, il tesoro dei tesori di quattro tipi, il guru venerabile non rispettano, costoro cadono nei vili mondi dei malvagi.”

La proibizione di bere alcolici

वैशंपायन उवाच ।
सुरा पानाद वञ्चनां परापयित्वा;
संज्ञा नाशं चैव तथातिघॊरम ।
दृष्ट्वा कचं चापि तथाभिरूपं;
पीतं तदा सुरया मॊहितेन ॥५८॥
vaiśaṁpāyana uvāca
surā pānād vañcanāṃ prāpayitvā;
saṃjñā nāśaṃ caiva tathātighoram |
dṛṣṭvā kacaṃ cāpi tathābhirūpaṃ;
pītaṃ tadā surayā mohitena ||58||

Vaishampayana disse: “Avendo avuto un inganno dal bere, e cosa più terribile la perdita del senno, e osservando Kaca così savio, che aveva bevuto confuso dal vino.

समन्युर उत्थाय महानुभावस;
तदॊशना विप्रहितं चिकीर्षुः ।
काव्यः सवयं वाक्यम इदं जगाद;
सुरा पानं परति वै जातशङ्कः ॥५९॥
samanyur utthāya mahānubhāvas;
tadośanā viprahitaṃ cikīrṣuḥ |
kāvyaḥ svayaṃ vākyam idaṃ jagāda;
surā pānaṃ prati vai jātaśaṅkaḥ ||59||

Quel toro fra i nati, il potente Ushanas, alzandosi adirato, desiderando il bene dei savi, quel figlio di Kavi volle dire questo discorso contro il bere vino:

यॊ बराह्मणॊ ऽदय परभृतीह कश चिन;
मॊहात सुरां पास्यति मन्दबुद्धिः ।
अपेतधर्मॊ बरह्महा चैव स सयाद;
अस्मिँल लॊके गर्हितः सयात परे च ॥६०॥
yo brāhmaṇo ‘dya prabhṛtīha kaś cin;
mohāt surāṃ pāsyati mandabuddhiḥ ||
apetadharmo brahmahā caiva sa syād;
asmiṁl loke garhitaḥ syāt pare ca ||60||

“Il brahmana che da oggi in poi, da sciocco berrà il vino per ubriacarsi, sia come uno privo di dharma e assassino di brahmana quaggiù e nell’aldilà punito.

मया चेमां विप्र धर्मॊक्ति सीमां;
मर्यादां वै सथापितां सर्वलॊके ।
सन्तॊ विप्राः शुश्रुवांसॊ गुरूणां;
देवा लॊकाश चॊपशृण्वन्तु सर्वे ॥६१॥
mayā cemāṃ vipra dharmokti sīmāṃ;
maryādāṃ vai sthāpitāṃ sarvaloke |
santo viprāḥ śuśruvāṃso gurūṇāṃ;
devā lokāś copaśṛṇvantu sarve ||61||

Questa legge da me pronunciata per il dharma dei savi, sia norma stabilita in tutto il mondo, i virtuosi, i savi, gli obbedienti ai maestri, i Deva, i mondi tutti mi ascoltino.”

इतीदम उक्त्वा स महानुभावस;
तपॊ निधीनां निधिर अप्रमेयः ।
तान दानवान दैवविमूढबुद्धीन;
इदं समाहूय वचॊ ऽभयुवाच ॥६२॥
itīdam uktvā sa mahānubhāvas;
tapo nidhīnāṃ nidhir aprameyaḥ |
tān dānavān daivavimūḍhabuddhīn;
idaṃ samāhūya vaco ‘bhyuvāca ||62||

Così avendo parlato quel potente, quell’incommensurabile tesoro degli asceti, riuniti i Danava che avevano perduto il divino intelletto, queste parole diceva:

आचक्षे वॊ दानवा बालिशाः सथ;
सिद्धः कचॊ वत्स्यति मत्सकाशे ।
संजीवनीं पराप्य विद्यां महार्थां;
तुल्यप्रभावॊ बरह्मणा बरह्मभूतः ॥६३॥
ācakṣe vo dānavā bāliśāḥ stha;
siddhaḥ kaco vatsyati matsakāśe |
saṃjīvanīṃ prāpya vidyāṃ mahārthāṃ;
tulyaprabhāvo brahmaṇā brahmabhūtaḥ ||63||

“O Danava, vi dico che siete sciocchi, Kaca il perfetto vivrà accanto a me, avendo acquisita la grande scienza samjivani, pari in splendore a Brahma, divenendo Brahma.”

गुरॊर उष्य सकाशे तु दशवर्षशतानि सः ।
अनुज्ञातः कचॊ गन्तुम इयेष तरिदशालयम ॥६४॥
guror uṣya sakāśe tu daśavarṣaśatāni saḥ |
anujñātaḥ kaco gantum iyeṣa tridaśālayam ||64||

Avendo vissuto accanto al guru per mille anni, Kaca con suo permesso, desiderava tornare nel terzo cielo.


NOTE:

1. ययाति (yayāti) – Il padre di Yayati è Nahusha (la stella Thuban della costellazione del Drago) che diviene Indra (la stella Polare). Nahusha, l’antico serpente, colpevole di avere tentato una donna, viene cacciato dal cielo da Agastya (la stella Canopo) ed esiliato sulla Terra per 10000 mila anni, per poi essere riammesso al cielo. Yayati sale al trono (diviene Indra) dopo il padre. Alcuni frammenti di questa storia sono finiti nella Bibbia. Eva tentata dal serpente, Michele che lo scaccia dal cielo e lo esili sulla Terra per 100’ anni, la donna perseguitata nell’Apocalisse, ecc. È durante il periodo in cui Thuban era la stella Polare che fioriscono tutte le storie sui serpenti.
2. शुक्रा (śukrā) – Il pianeta Venere.
3. त्रिलोक (triloka) – I “tre luoghi” (vedi Surya Siddhanta 12:47-51).
4. बृहस्पति (bṛhaspati) – Il pianeta Giove
5. संजीवनी (saṃjīvanī) – Al letterale “rendere vivo”. Le sezioni 17 e 18 dell’Adi Parva contengono il mito astronomico del “rimestamento dell’oceano” per ottenere il “nettare dell’immortalità”. Uno dei nomi della Luna è Soma, questo è anche un sinonimo per “amrita”. Alla Luna vengono attribuite diverse energie, la diciassettesima è “samjivani” (vivificatrice), quella che emette l’amrita o nettare dell’immortalità. Lo scopo dell’amrita è quello di resuscitare dalla morte, causata dal movimento del Sole che si sposta da solstizio a solstizio. Quando il Sole lascia l’emisfero nord, i Sura muoiono e gli Asura resuscitano, quando il Sole lascia l’emisfero sud, gli Asura muoiono e i Sura resuscitano. Quando il Sole giunge all’equatore, inizia la primavera che fa rivivere la vegetazione in un emisfero e che la fa morire nell’altro.
6. माया (māyā) – Al letterale “illusione”, qui inteso come “magia”.
7. Il verso fa riferimento al mito della “detronizzazione degli Indra”, al cambio di stella Polare, questa non può restare per sempre al suo posto.

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