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La morte di Pandu

La morte di Pandu

Episodi scelti

Storie scelte dalla traduzione di Michele Kerbaker (1835-1914), curata da Carlo Formichi e da Vittore Pisani, nell’edizione in ottava rima del 1923. In una nuova edizione del 1954 alcune storie sono riportate in prosa. Si tratta di una traduzione priva di abbellimenti letterari e di allargamenti teologici, una traduzione letterale a discapito della leggibilità.

Quando ancora il regno è governato da Bhishma in qualità di reggente, i due prìncipi regali si sposano. Dhritarashtra prende in moglie Gandhari, Pandu viene scelto da Kunti al suo Svayamvara (elezione dello sposo) e Bhishma gli ottiene come seconda moglie Madri, sorella di Shalya. Pandu dopo aver riportato splendide vittorie sugli avversari del regno, tornato in casa, gode l’amore delle due donne. Una volta però, alla caccia, egli ferisce a morte due gazzelle nell’atto di accoppiarsi: e il maschio, un rishi che aveva assunto aspetto di gazzella, lo maledice a morire anch’egli durante l’amplesso. Per ovviare alla maledizione Pandu si fa eremita ed esercita la castità in compagnia delle mogli, sul monte Gandhamadana: e per aver figli (nel frattempo Gandhari ha dato a Dhritarashtra, in modo soprannaturale, cento figli e una figlia), fa sì che quelle, invocando con speciali formule sacrificali gli dèi, ne vengano spiritualmente impregnate. Così nascono a Pandu tre figli da Kunti e due da Madri, sullo Shatashringa nel Himalaya. A questo punto ha luogo la morte di Pandu narrata nel presente episodio.

Accoppiamento tra Pandu e Madri

Vaishampayana disse: “Così Pandu si compiaceva nella grande selva a guardare sul monte i suoi cinque bei figli protetti dalla possanza del suo braccio. Una volta, al tempo primaverile, quando il bosco si riempie di fiori e tutti gli esseri sono inebriati, egli uscì per la selva insieme con la moglie (Madri). E al vedere il bosco adorno di Palasha, Tilaka, Manghi, Campaka, Paribhadraka e di altri molti alberi carichi di fiori e frutta, di stagni variati e di laghetti di loti, il desiderio sorse nel cuore di Pandu. Mentre egli così vagava lieto nell’animo, sentendosi quasi un immortale, lo seguiva Madri soletta, recando un grazioso vestito: e vedendo lei fiorente di gioventù, nel suo sottile vestito, il desiderio giganteggiò in lui, come un incendio che si sia prodotto nella foresta. Vedendo lì nella solitudine insieme con sé lei che aveva gli occhi di ninfea, egli, divenuto preda di amore, non poté contenere la passione; e con forza il re la afferrò, sola com’era, mentre ella cercava di allontanarlo, divincolandosi come poteva. Ma egli, soverchiato dal desiderio, non pensava più alla maledizione, accostandosi per unirsi a Madri, quasi con violenza; e lì il discendente di Kuru votato alla morte e divenuto preda di Amore si liberò dal timore che gli ispira va la maledizione e a forza si unì colla sua amata: ché la mente di lui innamorato, acciecata dal dio della morte, nello sconvolgimento di tutti i suoi sensi, aveva cessato di funzionare insieme colla conoscenza. Così Pandu, o gioia dei Kuru, unendosi alla moglie, entrò in potere, egli la cui anima era dedicata alla somma legge, della legge di Yama.

Il discorso tra Madri e Kunti

Allora Madri, abbracciando il re che aveva perduto la conoscenza, emise ripetutamente un alto grido di dolore, e Kunti insieme coi figli, e i due figli di Madri accorsero tutti insieme là dove il re era spirato. E Madri afflitta rivolse a Kunti queste parole: “Vieni qui tu sola, restino costì i ragazzi”. Udito tale discorso di lei, fatti fermare i ragazzi, quella accorse gridando “Ahi, sono morta!”; e, visti Pandu e Madri giacenti al suolo, Kunti,
con le membra sopraffatte dal dolore, così si lamentò, assai afflitta: “Codesto eroe animoso, sempre era stato protetto da me. Come tu, o Pandu, hai trasgredito, pur conoscendola, la maledizione del romito? Ma certo da te, o Madri, il re doveva essere protetto: come mai tu nella solitudine hai adescato il re? Come mai al poveretto, trovando te in un luogo solitario, venne desiderio di te, trascurando la maledizione? Felice tu sei, o Bahliki, più fortunata di me, che hai visto il volto del signore della Terra colmo di felicità”.
Madri disse: “Invaso dal desiderio e più di una volta da me respinto, egli non ha più pensato alla sua salvezza, deciso ormai ad avverare il suo fato.”

Il rito del Sati

Kunti disse: “lo sono la moglie legittima più anziana, e il frutto della virtù è per me più maturo: non distogliermi contro mia voglia o Madri, da ciò che dev’essere. lo seguirò mio marito che è divenuto preda della morte: alzati e lascialo stare, e prendi cura di questi ragazzi.”
Madri disse: “Io seguirò il marito che non mi ha sfuggito: non sono stata saziata nel mio desiderio e perciò la più anziana deve darmi il suo assenso. Venendo a me per amore è morto questo ottimo fra i Bharata: e come dovrei porre un termine a tale suo amore nella sede di Yama? Né io vivendo indiscriminatamente fra i tuoi figli saprei compiere il mio ufficio, o nobile donna, e la colpa mi contaminerebbe. Perciò tu, o Kunti, devi occuparti dei miei due figli alla pari dei tuoi, poiché codesto re che mi ha amato è divenuto preda di Yama. Insieme col cadavere del re anche il mio corpo deve essere arso, ben avviluppato: concedimi questo favore, o nobile donna. Premurosa e benevola sii con i miei figli: fuori di ciò non vedo di doverti fare altra raccomandazione.”
Vaishampayana disse: “Così avendo parlato, la moglie virtuosa figlia del re di Madra salì tosto accanto al toro fra gli uomini che giaceva sulla pira, ella, la gloriosa.”

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